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Marijuana legale: quando diventa reato?

Quando la marijuana diventa illegale

La coltivazione e la detenzione di marijuana in Italia è un tema complesso. Da pochi anni infatti esiste un altra varietà di cannabis (marijuana legale) che, risulta essere “depontenziata” e con il principio attivo Thc sotto i limiti di legge. Tuttavia, cercheremo di fare chiarezza su entrambi i tipi di prodotti per capire quando la legge potrebbe consentirne il possesso e quando, invece, determinerà la illegalità.

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Marijuana legale e marijuana illegale, quali sono le differenze?

Nell’ultimo anno l’argomento è molto discusso ed esistono ancora parecchie prese di posizione contraddittorie. Dal 2016 grazie sopratutto ad una legge proposta dal Movimento 5 Stelle è possibile coltivare piante di cannabis Sativa iscritte alla tabella europea. Naturalmente, parliamo della cosiddetta cannabis o marijuana legale, con un Thc ( sostanza psicoattiva contenuta nel fiore) al di sotto dello 0,2% che, per la legge italiana può arrivare fino allo 0,5%.

In Italia è possibile acquistare marijuana legale online ma anche nei tanti rivenditori sparsi nelle varie città. Il prezzo può variare a seconda della qualità del prodotto, si va da un minimo di 5 euro a un massimo di 12 euro al grammo.

In tutte le varietà (specialmente in quella illegale), sono presenti, in concentrazioni e proporzioni variabili, diverse sostanze psicoattive, tra cui il delta-9-tetraidrocannabinolo, sostanza psicoattiva in grado di alterare la percezione psicosensoriale di chi la assume. Poiché la marijuana e il suo consumo è consentito solamente per uso personale o, eccezionalmente, per uso terapeutico: ciò significa che chi fuma marijuana non è penalmente perseguibile, ma rischia comunque di incorrere in una sanzione amministrativa.

Marijuana: è legale farne uso?

La marijuana è legale solamente se ne fai un uso personale: spacciare o anche cedere gratuitamente sostanze stupefacenti è reato, punibile con la reclusione e sanzioni elevate. Secondo la legge italiana, chi fa uso di droghe non commette alcun reato, salvo il ricorrere di alcune circostanze (come ad esempio la guida dopo il consumo) e salvo la possibilità di incorrere in sanzioni amministrative, come ad esempio la sospensione o la revoca della patente.

Chi spaccia può rischiare la detenzione fino a venti anni, queste possono variare in base ad alcune condotte: si va dalla coltivazione alla produzione, dalla fabbricazione all’estrazione, la distribuzione, il commercio e il trasporto.

Marijuana: quali sono le conseguenze legali?

Come abbiamo anticipato prima, la marijuana è legale, o meglio, non costituisce reato a meno che non venga ceduta; resta comunque una condotta punita a titolo amministrativo per chi ne fa uso personale. Secondo la legge, le sanzioni previste per chi viene trovato in possesso di marijuana sono:

  • sospensione della patente di guida o divieto di conseguirla per un periodo fino a tre anni;
  • sospensione della licenza di porto d’armi;
  • sospensione del passaporto;
  • sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o divieto di conseguirlo se cittadino extracomunitario

Per chi viene colto ad esempio alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti rischia, dal punto di vista penale, l’ammenda da mille a seimila euro e l’arresto da sei mesi ad un anno e, dal punto di vista amministrativo, la sospensione della patente di guida da uno a due anni.

È legale coltivare cannabis?

Chi decide di coltivare la propria piantina di marijuana rischia di subire conseguenze legali? Sicuramente, piantare semi di cannabis legale è previsto dalla legge 242 del 2016 e non si incorre in nessuna sanzione, basta solo sottostare ad alcune regole.

Innanzitutto, bisogna conservare l’etichetta dei semi piantati registrati alla tabella europea, per dimostrare l’appartenenza a un tipo di marijuana legale. Anche la ricevuta di acquisto dei semi deve essere conservata, per controllare che siano stati acquistati da un venditore autorizzato.

L’ente di controllo può effettuare dei test a campione sui fiori per verificare la percentuale di Thc contenuta. Se dovesse superare lo 0,6% in concomitanza del fatto che i semi non siano quelli di tipo registrato, si rischia una denuncia e dai 2 a i 6 anni di carcere.

Fino a qualche anno fa era possibile coltivare marijuana senza incorrere in sanzioni, a patto che il numero di piante potesse dimostrarne l’uso personale. Ma una recente sentenza della Cassazione ha evidenziato che «costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività non autorizzata di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, anche quando sia realizzata per uso personale».

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