Blog

La legalizzazione della cannabis in Italia.

La legalizzazione della marijuana in Italia

l’Italia potrebbe diventare il più grande produttore di cannabis in Europa, verità o utopia?

Qualche anno fa un gruppo di monitoraggio italiano scoprì che alcuni legislatori provenienti da tutto lo spettro politico avevano dato il loro sostegno a una proposta di legge che, avrebbe ampiamente depenalizzato la produzione, la distribuzione, la vendita e il consumo di marijuana in Italia.

Questa proposta potrebbe sembrare inverosimile per un paese che non molti anni fa, ha votato una legge antidroga che mise sullo stesso piano e senza nessuna distinzione le droghe pesanti e quelle leggere.

Secondo un nostro modesto parere: la produzione e la vendita su larga scala, potrà essere quasi sicuramente controllata da un monopolio di stato, con la regolamentazione della vendita tramite licenza o premesso speciale (come per i liquidi delle sigarette elettroniche). Le vendite al dettaglio sarebbero limitate a negozi dedicati, molto simili ai coffe shop in Olanda.

La recente storia italiana della cannabis

Il movimento a favore della legalizzazione della marijuana in Italia, iniziò negli anni ’60 con il Partito radicale, che, tra le altre cose, si è distinto per le sue campagne di successo e per aver introdotto l’aborto e il divorzio, inoltre fu il primo ad aver eletto in parlamento la prima stella del porno, Ilona Staller.

Il suo leader storico fu Marco Pannella, volto dell’anti-proibizionismo italiano per decenni, arrestato diverse volte per aver distribuito marijuana come atto di disobbedienza civile.

Tuttavia, il partito negli anni è rimasto in gran parte una forza marginale, sostenuta dal popolo liberale ma evitata dalle masse. Non ha mai avuto più del 4 percento dei voti, ad eccezione delle elezioni europee del 1999, quando ha ottenuto l’8,5 percento.

Nonostante i tentativi di Pannella e dei suoi colleghi, la repressione è stata a lungo la risposta da parte del parlamento Italiano quando si trattava di “droga”. Questa tendenza fu confermata quando nel 2005 fu approvata la legge sulla che equiparava le droghe leggere da quelle pesanti, grazie all’allora governo di centrodestra guidato dal Primo Ministro Silvio Berlusconi. (La legislazione fu stata dichiarata incostituzionale nel 2014.)

Nel frattempo, il Partito radicale negli anni servì come campo di addestramento per diversi giovani politici che successivamente passarono ad iniziative politiche di maggior successo. Tra questi il deputato Benedetto Della Vedova, sottosegretario al Ministero degli Esteri italiano e principale promotore della proposta di legislazione della cannabis in Europa.

Il disegno di legge sulla marijuana legale fu approvato da oltre 250 dei 945 parlamentari italiani. Questi includevano i parlamentari del Partito Democratico dell’allora Matteo Renzi e Forza Italia di Berlusconi, nonché del Movimento Cinque Stelle e della Scelta Civica dell’ex Primo Ministro Mario Monti.

Clicca per visitare il nostro shop di canapa

Legalizzare la marijuana per contrastare la malavita.

La proposta della legalizzazione della marijuana in Italia arrivò quando il modello del proibizionismo entrò in periodo di crisi globale, sopratutto grazie alle contestazioni di alcuni esperti e dei governi.

Ad esempio, un rapporto della London School of Economics del 2014 esortò le Nazioni Unite per far cambiare drasticamente l’approccio, affermando che, nonostante l’aumento del divieto i risultati sperati non arrivavano.

“Il perseguimento di una strategia globale di guerra alla droga guidata dalla militarizzazione, ha prodotto enormi esiti negativi e danni collaterali”

Questi includerono l’incarcerazione di massa negli Stati Uniti, politiche altamente repressive in Asia, vasta corruzione e destabilizzazione politica in Afghanistan e Africa occidentale, immensa violenza in America Latina, un’epidemia di HIV in Russia, un’acuta carenza globale di antidolorifici e la propagazione di violazioni sistematiche dei diritti umani in tutto il mondo.

Opinioni simili sono state recentemente espresse dalle autorità durante la legalizzazione della cannabis in Uruguay e in diversi stati degli Stati Uniti, tra cui Colorado, Washington, California.

In Italia, la svolta è arrivò quando la Direzione Nazionale Antimafia (DNA), l’autorità responsabile della lotta alla criminalità organizzata, ha indicato che erano necessarie riforme per depenalizzare i crimini legati alla cannabis. Nel suo rapporto, ha affermato che le forze di sicurezza non potevano più permettersi di deviare le risorse nella lotta contro la marijuana, poiché il consumo si stava diffondendo nonostante gli sforzi da parte delle forze dell’ordine, rilevando che l’azione repressiva era un “fallimento totale”.

Secondo il rapporto, ben 3.000 tonnellate di marijuana vengono vendute illegalmente ogni anno in Italia e con un valore di mercato di 35 miliardi di euro. Questa valutazione si basò sulla quantità di droghe sequestrate dalla polizia, che si ritiene essere una piccola frazione dell’importo totale in commercio. Da giugno 2013 a giugno 2014 ad esempio, il DNA ha dichiarato di aver intercettato quasi 900 chili di eroina, poco meno di 4.500 chili di cocaina e oltre 15.000 chili di cannabis, rendendo la marijuana di gran lunga la “droga” più popolare e più sequestrata in Italia.

Le raccomandazioni del DNA sulle politiche sulle droghe non sono state ignorate in Italia (almeno in parte), poiché è l’autorità che dovrebbe fare la guerra contro il più grandi cartelli della droga.

La legalizzazione della marijuana per le casse italiane.

L’Italia sta attualmente lottando per uscire da una crisi economica e il governo si trova alla disperata ricerca di denaro. A Giugno del 2019, il debito in Italia ha sfiorato i 2.386,2 miliardi di euro. Pertanto, la prospettiva di nuovi redditi da imposte e licenze, in teoria, dovrebbe essere allettante per il governo. L’interesse da parte dei consumatori di fronte a questa pianta si è già potuto assaporare per l’avvento della marijuana legale, prodotta dalla cannabis industriale e con un principio attivo (THC) sotto i limiti dello 0,5%.

Secondo uno studio, gli affari generati da un ipotetica legge alla legalizzazione della marijuana potrebbe comportare un aumento del PIL fluttuante tra l’1,20% e il 2,34%. Migliaia di nuovi posti di lavoro potrebbero essere creati dichiarò Della Vedova qualche anno fa, inoltre fu proprio lui il principale promotore della proposta per legalizzazione della cannabis.

Inoltre, i benefici potrebbero essere ancora maggiori, poiché la cifra non tiene conto delle risorse ora assegnate per combattere i crimini legati alla marijuana, che potrebbero essere sfruttate per contrastare attività molto più dannose.

Il livello di tassazione sulla marijuana fu mai definito, ma Della Vedova spiegò che, sarà necessario trovare un equilibrio per non alimentare un mercato nero ma senza incoraggiarne il consumo.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *