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La storia della canapa e dei suoi antichi utilizzi

storia canapa

La pianta della canapa viene utilizzata fin dalla preistoria in svariati ambiti. Nonostante quest’ultima sia nota esclusivamente come erba, in realtà essa viene utilizzata anche in ambito alimentare e nella produzione di tessuti. La canapa è, dunque, una pianta erbacea annuale originaria dell’Asia. Tale pianta è in grado di crescere fino a raggiungere dall’1,5 ai 5 metri.

Nonostante sia coltivabile anche come erba officinale, la cannabis sativa è utilizzabile anche in ambito tessile e cosmetico. Come accennato in presenza, la canapa nasce in Asia, tra Cina occidentale e india settentrionale. La sua coltivazione inizia in epoca preistorica per arrivare fino ai nostri giorni. Tuttavia, in Oriente, il suo utilizzo si diffonde soltanto intorno al diciassettesimo secolo. Durante l’800 la coltivazione della canapa era molto diffuso sia negli Stati Uniti che in Italia. Da quest’ultima era, infatti, possibile ricavare diversi prodotti, tra cui: le sartiere dei velieri, l’olio per l’illuminazione e mangime per animali.

Il declino della canapa sativa

Con la colonizzazione dell’Est Asiatico, iniziarono le importazioni di tessuti in cotone in Europa provenienti da India e dal Sud America. Si trattava di tessuti che costavano molto meno rispetto alle altre fibre utilizzate fino ad allora. Altro duro colpo all’utilizzo della canapa fu l’avvento di tessuti meno costosi rispetto ai cordami delle fibre vegetali utilizzati fino ad allora, tra cui tessuti derivanti dal petrolio come il nylon.

A ciò si aggiunse la sostituzione dell’olio di canapa utilizzato per l’illuminazione con il carbone, mentre la cellulosa fino ad allora utilizzata per la produzione della carta venne sostituita dalla polpa estratta dal legname. Ma il colpo finale per la canapa venne rappresentato dal Marijuana Tax Act, la legge emessa nel 1937 che bandiva la coltivazione della canapa.

Varietà di canapa coltivabili in Italia

Attualmente in Italia non tutte le tipologie di marijuana possono essere coltivate. Tra quelle la cui coltivazione è stata legalizzata, troviamo la canapa sativa, mentre, tra quelle tuttora vietate, rientra la canapa indica. Quest’ultima, tuttavia, si caratterizza per la maggiore produzione di resina e per i maggiori effetti terapeutici. Alle piante femminili sono, infatti, attribuite un’azione sedativa e analgesica il cui potere è estremamente valido nella cura di particolari malattie.

Tuttavia, dalle sommità fiorite sia della canapa sativa che di quella indica si estraggono anche sostanze stupefacenti, il cui effetto varia sulla base della concentrazione di THC. Dunque, nel momento in cui si parla di coltivazione di cannabis, è bene fare una netta distinzione tra la canapa coltivata a scopo alimentare e quella coltivata per trarne droga. Se, infatti, la canapa coltivata a scopo alimentare è del tutto priva di THC, principio psico-attivo, la seconda ne presenta un’alta concentrazione.

La canapa prodotta a scopo alimentare, infatti, viene continuamente sottoposta a controlli di routine volti a controllarne il livello di THC, il quale può essere del tutto assente o, al massimo, presente entro le concentrazioni minime previste dalla legge. Dunque, l’effetto psicotropo è legato al contenuto di THC. Quest’ultimo è presente in tutte le tipologie di cannabis, sebbene in concentrazioni differenti.

Il THC, tuttavia, si ottiene esclusivamente tramite le infiorescenze femminili e dalla resina. A tal fine, infatti, si è provveduto a creare delle piante di canapa ibride che si caratterizzano per una minima percentuale di THC. Nasce così la canapa legale che trovi nel nostro negozio. Sono proprio queste ultime ad essere legali nel nostro paese e ad essere utilizzate sia come fibra che in ambito alimentare.

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