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Diabete, un possibile ruolo della cannabis nella terapia?

Diabete, un possibile ruolo della cannabis nella terapia

Tra i vari interrogativi che la comunità scientifica si sta ponendo negli ultimi anni riguardo l’uso medico della cannabis, c’è anche quello che riguarda i principi attivi della canapa come possibile terapia per il diabete. Sebbene esistano diversi studi che hanno confermato gli effetti benefici della cannabis su alcuni sintomi collegati al diabete, ci sono tuttavia diversi effetti collaterali che vanno tenuti in considerazione, e per questo motivo i ricercatori non sono ancora riusciti a dare una risposta chiara che faccia prendere una posizione definita sull’argomento.

In questo articolo andremo a spiegare quali sono stati gli studi condotti in merito e quali risultati hanno delineato, ma descriveremo anche quali possono essere i limiti dell’utilizzo della cannabis come terapia per il diabete.

I risultati degli studi sulla cannabis come terapia per il diabete

Prima di descrivere gli studi compiuti per capire se la cannabis potesse essere utilizzata come terapia per il diabete, andiamo brevemente a dare una definizione di questa patologia. Il diabete viene definito come una malattia cronica che si caratterizza da elevati livelli di glucosio nel sangue, che sono causati da una funzione alterata dell’insulina, l’ormone che permette l’ingresso del glucosio nelle cellule. Questa patologia si manifesta in due modi: il diabete di tipo I, dove il pancreas non produce insulina, e il diabete di tipo II, dove l’insulina viene prodotta, ma le cellule non sono in grado di utilizzarla correttamente.

Detto ciò, già dal 2006 sono apparsi i primi studi in cui si cercava di dimostrare le potenzialità del CBD, il principio attivo della cannabis light in Italia, nel ridurre l’incidenza del diabete di tipo I nei roditori, mentre nel 2012 è stato notato come la cannabis diminuisse il peso del pancreas nei topi obesi, prevenendo quindi la comparsa del diabete di tipo II.

Possiamo quindi vedere come questi primi studi si siano concentrati sull’utilizzo della cannabis come prevenzione al diabete, ma ce ne sono anche stati diversi altri che hanno analizzati gli effetti benefici del CBD successivamente all’insorgenza della malattia. Ad esempio, uno studio del 2008 ha dimostrato come la somministrazione di CBD su topi affetti da diabete di tipo I porti un miglioramento sui sintomi della malattia, e ciò avviene grazie al fatto che il principio attivo della cannabis diminuisce i mediatori infiammatori nelle isole pancreatiche, evitandone la distruzione.

Il CBD, infatti, interagisce con il sistema endocannabinoide dell’organismo, coinvolto nel metabolismo di lipidi e glucosio, e in modo particolare mira ai recettori accoppiati alla proteina G, identificati con la sigla GPCR, che sono gli stessi che vanno ad essere colpiti dalla maggior parte dei farmaci prescritti per trattare il diabete. Dunque, è possibile ipotizzare che alcuni sintomi del diabete possano essere trattati con l’utilizzo di cannabis, e ci sono dati di diversi studi che dimostrano che è effettivamente così.

Innanzitutto, gran parte delle complicazioni del diabete ha a che vedere con il sistema vascolare, e dunque si ha un aumento del rischio di infarto, nefropatie, retinopatia e neuropatie periferiche. L’utilizzo di CBD e la conseguenze attivazione del sistema endocannabinoide ha un ruolo essenziale nel prevenire lo sviluppo di disfunzioni cardiovascolari dovute al diabete, così come ha effetti antiinfiammatori e neuroprotettivi sulle cellule della retina, proteggendo da quella che è la principale causa di cecità non congenita negli adulti, ovvero la retinopatia diabetica.

I limiti nell’uso della cannabis come terapia per il diabete

Tuttavia, sebbene ci siano diversi studi che confermano il potenziale della cannabis nella terapia per il diabete, c’è anche un rovescio della medaglia che non può essere ignorato, e che pone dei limiti nell’uso di questo principio attivo.

Ad esempio, è dimostrato che i cannabinoidi contenuti nelle infiorescenze di cannabis, come il CBD e il THC, attivino dei recettori che fanno aumentare l’appetito, causando un aumento di peso. Posto che ciò può essere un valido motivo per l’utilizzo di questi principi attivi in pazienti, ad esempio, trattati con chemioterapie, può essere un problema nei pazienti diabetici, nei quali il sovrappeso e l’obesità sono un fattore di rischio per l’insulino-resistenza.

Inoltre, la cannabis abbassa i livelli di glucosio nel sangue, provocando debolezza e vertigini nel caso si consumi un dosaggio troppo elevato, ma che può anche causare un attacco ipoglicemico nei pazienti affetti da diabete.

Dunque, alla luce di tutto ciò che abbiamo descritto in questo articolo, si può concludere dicendo che la cannabis ha delle grandi potenzialità per essere utilizzata nella terapia del diabete, poiché va sia a ridurre il rischio di sviluppare la patologia, sia a diminuire l’incidenza di alcuni sintomi che possono portare a conseguenze molto gravi. Tuttavia, ci sono anche degli effetti avversi per cui la terapia con questo principio attivo non si è ancora consolidata, e per questo motivo possiamo ragionevolmente aspettarci che la ricerca scientifica andrà nella direzione di approfondimento di tali controindicazioni prima di prendere una posizione definitiva sull’argomento.

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